I gesuiti per un processo di riconciliazione e di guarigione con le denuncianti gli abusi di Rupnik

2 Aprile 2025 0 Di EH(?)

Per dare a “chi è strumento di guarigione per il prossimo” quel che spetta loro. Non un ringraziamento astratto. Il riconoscimento dovuto anche a chi si pone e si propone in tale veste con tutte le buone intenzioni. In attesa, ovviamente, della verifica della consistenza dei propositi manifestati nel risultato finale.

Il “grazie” del papa, rivolto col testo scritto per l’Angelus di ieri (30 marzo 2025), ai buoni samaritani che si affiancano ai bisognosi di cure fisiche e spirituali nel loro cammino di “guarigione” – opera di misericordia tanto più lodevole in un tempo in cui ognuno tende a vivere per sé e caldeggiata in modo particolare nel periodo quaresimale – mi offre lo spunto per riprendere una notizia di qualche giorno fa che ha acceso una speranza concreta, in tal senso, per le (riconosciute, più che) presunte vittime dell’ex gesuita Marco Rupnik.

Vicenda che ha catturato la mia attenzione in varie occasioni precedenti la pubblicazione del presente Post.

Il 25 marzo scorso – nel dì in cui la Chiesa celebra l’Annunciazione del Signore – la Compagnia di Gesù con una lettera, a firma del delegato del Generale per le Case e le Opere Interprovinciali Romane, padre Johan Verschueren, ha comunicato ad ognuna delle denuncianti (una ventina circa) abusi psicologici e sessuali, perpetrati nei loro confronti dal noto mosaicista sloveno, la decisione di “avviare un [comune] processo di guarigione e riconciliazione interiore”, intraprendendo necessariamente a tal fine “un percorso di verità e riconoscimento da parte nostra”.

Alla confessione del “disagio” provato dai membri dell’Ordine per le violenze subite e per la condizione di sofferenza in cui esse si trovano a vivere, aggravata “dal dolore causato dalla mancanza di ascolto e giustizia per molti anni”, si accompagna – nella motivazione all’origine della scrittura della lettera – la seguente dichiarazione con accenti di inequivocabile umiltà, anche allo scopo di scongiurare il ripetersi di simili episodi disdicevoli.

“Abbiamo molto da imparare da loro, e da fare meglio in futuro, per evitare qualsiasi tipo di abuso in Compagnia di Gesù”.

In una e-mail del giorno successivo (26 marzo 2025) all’agenzia di stampa statunitense “Religion News Service”, focalizzata su temi inerenti alla religione e su tematiche di natura etica e spirituale, p. Verschueren ha precisato di non divulgare il contenuto della lettera né ulteriori informazioni sul dialogo che si verrà ad instaurare con le parti, per preservare la privacy “delle persone che sono state ferite”, alle quali è stato chiesto di far conoscere le loro reali necessità e il modo in cui la Congregazione dei gesuiti possa offrire il sostegno sperato.

Dopo l’accenno al rammarico per la mancata assunzione di responsabilità delle proprie azioni da parte del Rupnik, sollecitato a cogliere l’opportunità “di pentirsi, di chiedere perdono e di iniziare un percorso di purificazione e terapia” – opportunità ostinatamente rifiutata non sottomettendosi alle regole prescritte, portando così alla sua estromissione nel 2023 dalla Compagnia – p. Verschueren si rimette con fiducia alla reazione delle destinatarie dell’offerta da parte dei gesuiti di intraprendere insieme il “viaggio verso la riparazione” nella prospettiva di una “qualsiasi azione concreta [che] avverrà in seguito”.

Stralci della lettera – sempre il 26 marzo scorso – sono stati resi pubblici con un comunicato condiviso con l’avvocato Laura Sgrò, rappresentante legale di cinque delle denuncianti gli abusi subìti dal Rupnik, che – si ricorda – era stato destinatario di scomunica (cancellata a stretto giro e senza che, a distanza di anni, sia stata chiarita la dinamica di tale “operazione”) per aver assolto una complice nella trasgressione del sesto comandamento.

Nel comunicato si ringrazia il Padre firmatario della lettera per il gesto di “grande coraggio e umiltà, [che]riconoscendo gli errori commessi finora, ha finalmente accolto e abbracciato le vittime di Marko Rupnik, offrendo loro il sostegno che fino ad ora era mancato”.

” È imperativo, a questo punto – si legge ancora nel comunicato condiviso dall’avvocato Sgrò – che il Dicastero per la Dottrina della Fede si avvalga dell’esempio della Compagnia di Gesù e porti Marko Rupnik a processo il prima possibile, restituendo dignità alle vittime”.

Dando attuazione, cioè, alla decisione del papa – resa nota il 27 ottobre 2023 – di avviare il secondo processo canonico a carico dell’ex gesuita, in deroga alla prescrizione, già intervenuta anche per quel che riguarda l’iter delle cause presso i tribunali civili.

Maria Michela Petti
31 marzo 2025